
Sanità Italiana Sotto la Lente Istat: L’Allarme sull’Accesso alle Cure, le Liste d’Attesa e la Crisi del Personale Anziano
L’audizione tenuta dal Presidente dell’Istituto nazionale di statistica (Istat), Prof. Francesco Maria Chelli, davanti alle Commissioni congiunte del Senato e della Camera il 6 novembre 2025, ha fornito un quadro dettagliato e preoccupante sullo stato del sistema sanitario italiano. Mentre il Disegno di Legge di Bilancio 2026-2028 (A.S. 1689) stanzia fondi per il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e il personale (Articoli 63-93), l’analisi Istat evidenzia criticità strutturali profonde, in particolare per quanto riguarda l’accessibilità alle cure e la gestione del personale medico.
1. Il Contesto Finanziario della Sanità (2024)
Nel 2024, la spesa sanitaria totale in Italia ha raggiunto i 185,1 miliardi di euro. La maggior parte di questa spesa, 137,5 miliardi (74,3% del totale), è finanziata dal settore pubblico.
Tuttavia, il contributo diretto delle famiglie rimane elevato, attestandosi a 41,3 miliardi di euro (22,3% del totale). È interessante notare come la dinamica recente mostri un aumento della spesa pubblica (+3,3% tra 2023 e 2024 in termini nominali), ma una diminuzione della spesa privata (-2,5%) nello stesso periodo.
Si osserva una forte crescita nel finanziamento volontario (spesa intermediata dalle assicurazioni sanitarie volontarie, con una crescita media annua del +7,9% nel periodo 2019-2024).
2. L’Emergenza Accessibilità: La Crisi delle Liste d’Attesa
Il dato più allarmante emerso dall’indagine Istat “Aspetti della vita quotidiana” riguarda la rinuncia alle prestazioni sanitarie da parte dei cittadini.
Le difficoltà di accesso ai servizi sanitari dovute alle lunghe liste di attesa sono aumentate significativamente dopo la pandemia da Covid-19.
- Rinuncia Totale: Nel 2024, il 9,9% della popolazione (pari a 5,8 milioni di individui) ha dichiarato di aver rinunciato a curarsi (esclusi gli accertamenti odontoiatrici), a causa di problemi economici, scomodità delle strutture o liste d’attesa. Questo dato segna un netto incremento rispetto ai 4,5 milioni di individui (7,6%) dell’anno precedente.
- La Causa Principale: La rinuncia a causa delle lunghe liste di attesa è la motivazione principale e ha fatto registrare l’aumento maggiore negli ultimi anni, interessando il 6,8% della popolazione. Per fare un confronto, questo dato era del 4,5% nel 2023 e solo del 2,8% nel 2019.
Chi rinuncia di più?
Il fenomeno della rinuncia a causa delle liste d’attesa è più diffuso:
- Tra le persone adulte di 45-64 anni (8,3%) e tra gli anziani di 65 anni e più (9,1%).
- Tra le donne (7,7%), specialmente nelle fasce di età centrali (9,4% a 45-64 anni) e avanzate (9,2% a 65 anni e più).
- A livello territoriale, pur se il fenomeno non presenta disuguaglianze socioeconomiche nette, le percentuali di rinuncia per liste di attesa sono significativamente più elevate rispetto a cinque anni fa in tutte le ripartizioni: Nord (6,9%), Centro (7,3%) e Mezzogiorno (6,3%) nel 2024, contro valori quasi tripli rispetto al 2019.
3. Il Dramma del Personale Sanitario Anziano
L’invecchiamento della popolazione accresce la domanda di cure, ma l’Italia si distingue nel contesto internazionale per un scarso ricambio generazionale tra i medici e una dotazione insufficiente di infermieri.
- Medici Anziani: Nel 2023, l’Italia deteneva la quota più alta tra i Paesi UE27 di medici anziani in servizio: il 44,2% ha più di 55 anni e addirittura il 20,6% supera i 65 anni.
- Medici di Medicina Generale (MMG): Questa categoria è particolarmente colpita dall’invecchiamento: il 60% dei MMG ha almeno 60 anni. In un contesto di dotazione decrescente (-7.220 medici in dieci anni), ciò comporta un aumento del carico di assistenza. La percentuale di MMG che superano il valore massimo stabilito di 1.500 assistiti è salita al 51,7% (un aumento di 4 punti percentuali rispetto al 2022).
- Infermieri: L’Italia ha 6,9 infermieri “praticanti” per mille abitanti, nettamente sotto la media UE27 di 8,3 e la media OCSE di 9,1. Il rapporto infermieri/medici in Italia è di 1,3, contro una media OCSE di 2,5.
4. Un Focus sul Futuro Carico Assistenziale: Demenze Senili
A aggravare il quadro, l’Istat ha richiamato l’attenzione sulle patologie neurodegenerative.
Nel 2024, si stima che il 4,7% della popolazione anziana (65 anni e più) che vive in famiglia sia affetta da malattia di Alzheimer o altre forme di demenza senile.
- Impatto di Genere: Le donne sono molto più colpite (6,2% contro il 2,8% degli uomini) a causa della maggiore longevità.
- Mortalità e Ruolo Aggravante: Nel 2022, si sono registrati 37.127 decessi per demenza (circa il 5% della mortalità totale), con un aumento di oltre 10.000 unità negli ultimi 10 anni, parzialmente dovuto all’invecchiamento. La demenza non è solo causa diretta, ma spesso una condizione che contribuisce al decesso: nel 2022 si sono registrati quasi 71.000 decessi in cui la demenza ha avuto un ruolo concomitante. Le demenze non-Alzheimer, in particolare, sono aumentate di oltre il 60% nell’ultimo decennio.
5. Le Risposte del DdL di Bilancio 2026-2028
Di fronte a queste criticità, il Disegno di Legge di Bilancio prevede misure finanziarie per il settore:
- L’Articolo 63 dispone un aumento del livello di finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) per il biennio 2026-2027. Si prevede un rifinanziamento del SSN pari a 2,4 miliardi di euro.
- Gli Articoli 69, 70 e 71 sono volti alla valorizzazione del personale sanitario e alla promozione di nuove assunzioni.
L’Istat sottolinea che, sebbene ci siano segnali positivi nell’aumento della partecipazione femminile e dell’occupazione giovanile, per aumentare l’efficacia delle misure di incentivo nel mercato del lavoro (e indirettamente nel settore sanitario), è cruciale che siano affiancate da politiche strutturali che facilitino la conciliazione tra vita, lavoro e cura.


