
La Rivoluzione dell’Assistenza Territoriale: Verso il Modello a “Doppio Canale” e le Case della Comunità
Il panorama della sanità territoriale italiana è alle soglie di un profondo cambiamento strutturale. Un nuovo schema di decreto-legge si pone l’obiettivo urgente di riordinare l’assistenza primaria e la medicina generale. Non si tratta di una semplice modifica organizzativa, ma di un vero e proprio intervento di sistema volto a rafforzare la presa in carico del paziente e a garantire la piena operatività delle Case della Comunità (CdC).
Ecco un’analisi dettagliata di come cambierà la medicina del territorio e cosa prevede la nuova riforma.
Oltre il Rapporto Individuale: Il Cambio di Paradigma
La finalità principale del testo è superare l’idea che la medicina generale possa evolversi esclusivamente attraverso l’Accordo Collettivo Nazionale (ACN). La riforma sposta il focus da un modello basato prevalentemente sul rapporto individuale medico-paziente verso uno che valorizza la funzione territoriale organizzata del medico all’interno di una rete di servizi.
Per realizzare questo obiettivo, il decreto costruisce una nuova architettura basata su un sistema a doppio canale:
- La Convenzione Riformata (il canale ordinario).
- La Dipendenza Selettiva (il canale per le funzioni territoriali strutturate).
Questo doppio binario permette di mantenere la capillarità tipica della medicina generale sul territorio, introducendo al contempo un presidio stabile laddove sono necessarie funzioni più organizzate e continuative.
Canale 1: La Convenzione Riformata e il Debito Organizzativo
La convenzione rimane il modello ordinario per la medicina generale e la pediatria di libera scelta, e il rapporto fiduciario con il paziente non viene abolito. Tuttavia, il medico convenzionato diventa a tutti gli effetti una parte attiva del funzionamento del sistema territoriale.
L’elemento centrale di questa convenzione riformata è l’introduzione di obblighi minimi strutturali, definiti come “debito organizzativo minimo” nazionale, modulabile a livello territoriale. Questo debito include la partecipazione alla rete territoriale, la presenza nelle Case della Comunità, l’uso di sistemi informativi interoperabili, l’adesione a indicatori di audit e il lavoro integrato con infermieri, specialisti e amministrativi.
Di pari passo, cambia la modalità di remunerazione, che passa da un modello “per assistito” a uno “per obiettivo”. A titolo esemplificativo, il documento ipotizza una tariffa nazionale per assistito di circa 120 euro all’anno per il 2026, ripartita in specifiche aree di intervento:
- 30€ per Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e obblighi come l’uso del Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE).
- 20€ per la presa in carico dei pazienti cronici (stratificazione, piano di cura, caregiver).
- 20€ per attività di promozione della salute, prevenzione e diagnosi precoce.
- 20€ per l’attività svolta all’interno delle Case della Comunità (es. 6 ore settimanali per 47 settimane).
- 20€ per obiettivi e progetti delle Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT).
- 10€ per supporto amministrativo, infermieristico e telemonitoraggio.
Questa riorganizzazione, è bene precisarlo, non implica alcuna modifica o variazione per quanto riguarda la previdenza ENPAM.
Canale 2: La Dipendenza Selettiva
Per garantire una copertura stabile alle funzioni a maggiore intensità organizzativa, il decreto introduce il canale della dipendenza selettiva. Questa misura non trasforma l’intera medicina generale in un sistema di dipendenti, ma rappresenta una scelta graduale, selettiva e programmata. Non ci sarà, quindi, una trasformazione generalizzata e automatica del sistema, al fine di garantire la sostenibilità giuridica, organizzativa e finanziaria.
La dipendenza selettiva servirà per coprire ruoli chiave come le CdC hub, le CdC spoke (individuate dalla Regione), il coordinamento territoriale, la continuità assistenziale integrata e la presa in carico strutturata. Nella fase transitoria, le aziende e gli enti del Servizio Sanitario Nazionale potranno assumere a tempo indeterminato i medici di medicina generale già operanti che possiedono una specializzazione. L’accesso a questo canale avverrà rigorosamente su base volontaria e nei limiti dei contingenti programmati.
Le Case della Comunità: Il Fulcro della Riforma
Le Case della Comunità diventano il luogo strutturale e il fulcro del nuovo assetto. Il decreto chiarisce in modo inequivocabile che l’attività dei medici all’interno delle CdC non è più considerata solo un’attività “incentivata”, ma diventa una componente stabile e obbligatoria del modello organizzativo.
Più Tempo per la Clinica: Digitalizzazione e Supporto
Un aspetto cruciale della riforma è che non si basa unicamente sull’imposizione di nuovi obblighi per i medici. Al contrario, prevede una forte spinta verso la digitalizzazione dei flussi, l’interoperabilità dei sistemi, l’uso della telemedicina e del telemonitoraggio.
Inoltre, garantisce supporto amministrativo e infermieristico con l’obiettivo esplicito di ridurre il carico burocratico ripetitivo. Questo passaggio è fondamentale per consentire ai medici di spostare il proprio tempo e le proprie energie verso le attività prettamente cliniche e di cura del paziente.
Il Ruolo Strategico delle Regioni e il Cronoprogramma
Le Regioni assumono una governance territoriale forte, pur muovendosi all’interno di un quadro nazionale comune. Spetta a loro definire i fabbisogni di attività nelle CdC, le priorità territoriali, gli standard minimi organizzativi e i contingenti per il canale dipendente.
Per garantire un passaggio ordinato tra il vecchio e il nuovo sistema, il decreto costruisce un percorso transitorio dettagliato, regolando i titoli di accesso, le equipollenze e il ruolo dei medici in formazione. Il cronoprogramma di attuazione è serrato e si divide in diverse fasi:
- Entro 30 giorni: Analisi preliminare, ricognizione degli accordi vigenti, mappatura del fabbisogno delle CdC e individuazione delle priorità.
- Tra 60 e 90 giorni: Produzione di un documento attuativo definitivo e di un allegato economico che confronta diversi scenari (convenzione riformata, dipendenza selettiva, eventuale accreditamento).
- Entro 180 giorni: Avvio delle prime applicazioni del modello, attivazione del monitoraggio e definizione delle condizioni per un’estensione progressiva.
Il nuovo decreto-legge traccia una rotta chiara per il futuro della sanità italiana, promettendo di trasformare le Case della Comunità da semplici concetti organizzativi a veri e propri centri nevralgici della salute cittadina, misurabili ed efficienti.

