Agenas, Programma Nazionale Esisti 2025

Categories: Servizio Sanitario NazionalePublished On: 10 Dicembre 2025Last Updated: 10 Dicembre 2025Tags: ,

Un bilancio a dieci anni dal DM 70/2015

L’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (AGENAS) ha pubblicato l’edizione 2025 del Programma Nazionale Esiti (PNE), un documento di particolare rilevanza che giunge a dieci anni esatti dall’emanazione del Decreto Ministeriale 70/2015. Tale decreto rappresentò una svolta nell’organizzazione dell’assistenza ospedaliera italiana, introducendo per la prima volta standard qualitativi, strutturali e tecnologici basati su evidenze scientifiche.

Il rapporto, frutto della collaborazione tra AGENAS, le Regioni e Province Autonome, il Ministero della Salute e numerosi enti nazionali, offre una fotografia dettagliata dello stato di salute del Sistema Sanitario Nazionale attraverso 218 indicatori, in aumento rispetto ai 146 del 2015.

La concentrazione della casistica: progressi e criticità

Area cardiovascolare

L’analisi dell’area cardiovascolare evidenzia tendenze contrastanti. I ricoveri per infarto miocardico acuto sono diminuiti del 21% nel decennio considerato, passando da 127.225 nel 2015 a 100.188 nel 2024. Tale riduzione è attribuibile sia alle politiche di prevenzione dei fattori di rischio sia al miglioramento della qualità dei dati.

Per quanto riguarda la concentrazione della casistica, oltre il 90% dei pazienti con infarto viene trattato in strutture che raggiungono la soglia ministeriale di 100 ricoveri annui, un dato sostanzialmente stabile nel tempo.

Più problematica appare la situazione del bypass aorto-coronarico isolato. Gli interventi sono diminuiti del 15% (da 14.642 a 12.480), principalmente a causa del crescente ricorso alle procedure mininvasive di angioplastica. Tuttavia, la quota di casistica trattata in strutture ad alto volume (200 interventi/anno) è scesa dal 41% al 29%, segnalando una preoccupante frammentazione.

Le procedure di angioplastica coronarica percutanea mostrano invece un quadro positivo: circa il 90% delle procedure viene eseguito in strutture sopra la soglia dei 250 interventi annui.

Chirurgia oncologica

Il settore oncologico presenta situazioni estremamente differenziate. Il tumore della mammella rappresenta un caso di successo: gli interventi sono aumentati dell’11% e la concentrazione in strutture ad alto volume è passata dal 68% all’85%. Tuttavia, permangono 109 strutture con meno di 5 interventi annui, una frammentazione che richiede approfondimenti.

Criticità significative emergono invece per la resezione pancreatica, considerata tra le procedure più complesse. Nonostante l’aumento del 16% degli interventi, solo il 54% della casistica viene trattata in strutture che raggiungono i 50 interventi annui raccomandati dalla letteratura scientifica. Il dato peggiora ulteriormente nel Centro-Sud: appena il 28% degli interventi nelle regioni meridionali e insulari avviene in strutture sopra soglia, contro il 66% del Centro.

Analogamente problematica è la situazione del tumore del retto: solo il 22% dei pazienti riceve trattamento in strutture con almeno 50 interventi annui, in peggioramento rispetto al 30% del 2015.

La tempestività degli interventi

Frattura del collo del femore

L’indicatore relativo all’intervento chirurgico entro 48 ore dalla frattura del collo del femore in pazienti ultrasessantacinquenni ha subito una significativa revisione metodologica. Fino al 2020, l’indicatore veniva calcolato in giorni; successivamente è stato possibile misurarlo in ore, rivelando una situazione peggiore di quanto precedentemente stimato.

Nel 2024, il valore mediano ha superato la soglia del 60% prevista dal DM 70/2015, evidenziando una ripresa del trend positivo. Permane tuttavia una marcata variabilità territoriale, con numerose regioni ancora al di sotto degli standard.

Angioplastica coronarica in pazienti con STEMI

Per i pazienti con infarto miocardico acuto con sopraslivellamento del tratto ST (STEMI), la proporzione di trattati con angioplastica entro 90 minuti dall’accesso in ospedale ha raggiunto il 63% nel 2024, superando la soglia ministeriale del 60%. Il dato evidenzia tuttavia disparità geografiche significative: Basilicata e Sardegna presentano la quasi totalità delle strutture al di sotto dello standard.

L’appropriatezza clinica: il caso dei parti cesarei

La frequenza di taglio cesareo primario è diminuita dal 25% al 22% nel decennio considerato. Sebbene questo rappresenti un progresso rispetto ai livelli prossimi al 40% dei primi anni duemila, il valore rimane superiore al 10-15% raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Persiste un marcato gradiente Nord-Sud: Emilia-Romagna, Provincia Autonoma di Trento e Friuli Venezia Giulia registrano valori mediani inferiori al 15%, mentre Campania, Calabria, Sardegna e Sicilia superano il 25%. L’analisi evidenzia inoltre un minore ricorso al cesareo nelle strutture pubbliche e in quelle ad alto volume.

Positivo il dato sulle episiotomie, più che dimezzate dal 24% al 9%, mentre il ricorso al parto vaginale dopo cesareo (VBAC) rimane su livelli complessivamente bassi, sebbene in crescita dall’8% al 12%.

L’innovazione tecnologica: chirurgia mininvasiva e robotica

Una novità rilevante dell’edizione 2025 è l’introduzione di dieci nuovi indicatori per monitorare la diffusione della chirurgia mininvasiva e robotica in ambito oncologico.

Tumore della prostata

Il settore urologico rappresenta l’ambito di maggiore diffusione della robotica. Gli interventi mininvasivi di prostatectomia radicale sono passati da 7.478 nel 2015 a 18.364 nel 2024, raggiungendo l’86% del totale. La quota robotica, in particolare, è quintuplicata: da 3.368 a 15.282 interventi, costituendo l’83% degli interventi mininvasivi.

Tumore del rene

Anche per il tumore renale si registra una crescita significativa della mininvasività, passata dal 33% al 68% degli interventi. La componente robotica è aumentata da 786 a 6.288 procedure, attestandosi al 65% del totale mininvasivo.

Tumori del colon-retto

Per il tumore del colon, l’approccio mininvasivo ha raggiunto il 61% degli interventi nel 2024, rispetto al 32% del 2015. Il punto di svolta è stato il 2021, quando la laparoscopia ha superato la chirurgia tradizionale. Più precoce l’adozione per il tumore del retto (tra il 2018 e il 2019), dove le tecniche mininvasive rappresentano oggi il 69% degli interventi.

Tumore del polmone

La chirurgia toracica mininvasiva è cresciuta dal 28% al 63% degli interventi, con la quota robotica che ha raggiunto il 17% del totale mininvasivo.

Il treemap: uno strumento di valutazione sintetica

L’edizione 2025 introduce un treemap rinnovato, composto da 30 indicatori (rispetto ai 20 precedenti) distribuiti su otto aree cliniche: cardiocircolatorio, nervoso, respiratorio, chirurgia generale, chirurgia oncologica, gravidanza e parto, osteomuscolare e nefrologia.

Delle 1.117 strutture ospedaliere per acuti, è stato possibile valutarne 871 (78%). Le strutture con livelli bassi o molto bassi di aderenza agli standard sono risultate 14, tutte di piccole dimensioni valutate su poche aree cliniche. Nessuna struttura plurispecialistica di grandi dimensioni presenta situazioni di grave criticità complessiva.

L’area più critica risulta quella di gravidanza e parto, con il 29% di valutazioni basse o molto basse, seguita dall’area respiratoria. L’area della chirurgia generale mostra invece il quadro più positivo, con il 75% di valutazioni alte o molto alte.

L’analisi della funzione di tutela

Il rapporto dedica attenzione particolare all’analisi per area territoriale di residenza, consentendo di valutare la capacità delle ASL di garantire livelli essenziali di assistenza ai propri assistiti.

Per l’infarto miocardico acuto, la mortalità a 30 giorni evidenzia un’ampia variabilità territoriale, con valori superiori alla media nazionale (6,8%) concentrati prevalentemente nel Nord e nel Sud, mentre regioni del Centro come Toscana, Umbria e Marche mostrano risultati migliori.

L’ictus ischemico presenta un gradiente Nord-Sud, con valori di mortalità superiori alla soglia del 12,9% in alcune aree di Basilicata, Calabria, Campania, Molise e Sicilia.

Gli indicatori relativi a gravidanza e parto confermano un evidente gradiente geografico a sfavore delle regioni centro-meridionali per tutti i parametri considerati.

L’assistenza territoriale

Il PNE valuta indirettamente l’assistenza territoriale attraverso indicatori di ospedalizzazione evitabile e di esiti a lungo termine.

Lo scompenso cardiaco rappresenta la condizione a maggiore impatto, con 126.000 ricoveri nel 2024 e un tasso di ospedalizzazione stabile intorno al 2,5‰. Valori più elevati si registrano in Veneto, Lazio, Molise e Basilicata.

Per quanto riguarda gli esiti a lungo termine, la mortalità a un anno dopo infarto miocardico acuto ha raggiunto il valore più basso della serie storica (8,2% nella coorte 2023), mentre gli eventi cardiovascolari e cerebrovascolari maggiori (MACCE) a un anno si attestano al 17,2%.

Prospettive di sviluppo

Il rapporto delinea le sfide future del sistema di monitoraggio. La transizione alla codifica ICD-10/CIPI rappresenterà un’opportunità per migliorare la rappresentazione delle processualità sanitarie. L’interconnessione dei dati tra diversi setting assistenziali, prevista dalla Legge 56/2024, consentirà di ampliare lo sguardo dall’ospedale verso l’assistenza territoriale, in linea con la riforma del DM 77/2022.

Il Programma Nazionale Esiti 2025 documenta progressi significativi in numerosi ambiti: la concentrazione della casistica oncologica mammaria, la tempestività degli interventi salvavita, la riduzione dei cesarei e delle episiotomie, la diffusione delle tecniche chirurgiche mininvasive.

Permangono tuttavia criticità rilevanti: la frammentazione della chirurgia pancreatica e rettale, le disparità territoriali negli esiti e nell’appropriatezza, la difficoltà di alcune regioni a raggiungere gli standard previsti.

Il PNE si conferma strumento essenziale di governance del SSN, capace di orientare le politiche sanitarie a livello nazionale, regionale e locale verso obiettivi condivisi e misurabili. La sua evoluzione verso un monitoraggio integrato ospedale-territorio rappresenta la sfida dei prossimi anni per garantire un’assistenza equa e di qualità su tutto il territorio nazionale.

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