Osservatorio Nazionale Screening, Rapporto 2024

Categories: Screening OncologiciPublished On: 25 Luglio 2026Last Updated: 25 Luglio 2026Tags:


La prevenzione oncologica organizzata rappresenta uno dei pilastri fondamentali del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) italiano. Nel mese di luglio 2025, l’Osservatorio Nazionale Screening (ONS) ha reso pubblici i dati nazionali di copertura, estensione e partecipazione relativi alle attività del 2024 per le tre storiche campagne di prevenzione: lo screening mammografico, lo screening cervicale e lo screening colorettale. Questi dati, integrati annualmente con i risultati epidemiologici e sociali del sistema di sorveglianza PASSI (coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità), forniscono una panoramica accurata dello stato dell’arte della medicina preventiva nel nostro Paese.

L’andamento complessivo delle attività mostra un quadro di sostanziale stabilità o di lieve miglioramento, con segnali incoraggianti di recupero e progressione soprattutto nelle regioni meridionali. Tuttavia, il divario geografico tra il Nord e il Mezzogiorno d’Italia — il cosiddetto gradiente Nord-Sud — si conferma ancora una volta come la criticità più marcata e la principale causa di diseguaglianza nell’accesso alla diagnosi precoce. Il prossimo Piano Nazionale della Prevenzione (PNP) 2026-2031 si prospetta quindi come un appuntamento cruciale, durante il quale le Regioni saranno chiamate ad adottare programmi con obiettivi sfidanti per abbattere queste barriere, promuovendo contemporaneamente l’introduzione di modelli organizzativi e tecnologie innovative a vantaggio dell’efficacia e dell’efficienza dell’intero sistema.

1. Screening Mammografico: Analisi dell’Attività Nazionale, Qualità e Nuove Fasce Anagrafiche

Nel corso del 2024, il programma organizzato di screening mammografico ha registrato volumi di attività di grande rilievo, confermando il consolidamento del recupero post-pandemico. Rispetto al 2023, i programmi italiani hanno invitato 165.105 donne in più nella fascia d’età definita dai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), ovvero quella compresa tra i 50 e i 69 anni, registrando un incremento di 31.800 aderenti effettivi. Tuttavia, a fronte di questo aumento in termini assoluti, gli indicatori percentuali mostrano lievi oscillazioni che meritano un’attenta lettura epidemiologica.

L’adesione grezza all’invito si è attestata al 51,4% nel 2024, evidenziando una lieve flessione rispetto al 52,7% registrato nel 2023. Per una valutazione più accurata della partecipazione spontanea della popolazione, gli esperti utilizzano l’adesione corretta, un indicatore che esclude dal denominatore gli inviti rimasti inesitati (per irreperibilità o errori anagrafici) e le donne che dichiarano di essersi già sottoposte a una mammografia preventiva a titolo personale negli ultimi 12 mesi. Nel 2024, l’adesione corretta a livello nazionale si è assestata al 53,8%, registrando un calo di 1,6 punti percentuali rispetto al 2023 (quando era pari al 55,4%). Questo andamento ricalca il fenomeno di rimbalzo in negativo già osservato nel 2022, pur mantenendosi su livelli superiori rispetto ai minimi storici registrati in quell’anno.

Indicatore Screening Mammografico (50-69 anni) 2020 2021 2022 2023 2024
Donne invitate (al netto delle inesitate) 2.593.288 3.569.763 3.637.962 3.913.637 4.078.742
Donne aderenti all’invito 1.241.639 1.914.891 1.815.693 2.062.835 2.094.635
Adesione grezza (%) 47,9% 53,6% 49,9% 52,7% 51,4%
Adesione corretta (%) 51,0% 56,2% 53,0% 55,4% 53,8%
Donne richiamate per approfondimenti (%) 6,4% 6,1% 6,5% 6,2% 6,3%
Tasso identificazione carcinomi (‰) 5,0 5,3 4,9 5,3 5,2

Qualità clinica e performance del percorso di screening

Sul fronte degli indicatori di qualità clinica, lo screening mammografico italiano esprime livelli eccellenti, ampiamente stabili e in linea con i principali parametri di riferimento nazionali ed europei. Nel 2024, su ogni 100 donne sottoposte a esame di primo livello, 6,3 sono state richiamate per eseguire esami di approfondimento diagnostico (solitamente un supplemento radiologico con proiezioni aggiuntive, un’ecografia mammaria o una valutazione clinica specialistica, e solo in rari casi un prelievo bioptico). Il numero complessivo di tumori diagnosticati attraverso la rete organizzata pubblica è stato di 10.244, con un tasso di identificazione pari a 5,2 casi per 1.000 donne esaminate.

Tra le diagnosi effettuate, si contano 1.287 carcinomi duttali in situ e 2.909 carcinomi invasivi di dimensioni microscopiche (inferiori o uguali a 10 millimetri), a dimostrazione dell’altissimo livello di sensibilità espresso dai programmi. La quota di tumori diagnosticati in stadio II o superiore si attesta al 21,1%, un valore che rispetta pienamente lo standard raccomandato. Un altro indicatore cruciale è il rapporto tra lesioni benigne ed esiti maligni tra le donne sottoposte a intervento chirurgico o biopsia: questo rapporto si mantiene stabile nel tempo a circa 1:10 (1.093 lesioni benigne a fronte di oltre 10.000 carcinomi), ampiamente entro i parametri di sicurezza previsti per minimizzare il rischio di sovra-trattamento.

La vera criticità dei programmi mammografici italiani risiede nei **tempi di attesa**, che in molti contesti regionali si pongono ben al di sotto degli standard accettabili stabiliti dal GISMA (Gruppo Italiano per lo Screening Mammografico). L’invio dell’esito negativo entro 21 giorni dall’esecuzione dell’esame è stato garantito solo per il 72,4% dei casi negativi (rispetto allo standard desiderabile del 90%). Analogamente, l’esecuzione degli approfondimenti diagnostici entro 28 giorni dal primo esame ha riguardato il 61,0% delle donne richiamate, un dato stabile rispetto al 2023 (61,1%) ma ancora lontano dalla soglia ottimale del 90%.

L’estensione anagrafica: le fasce 45-49 e 70-74 anni

In ottemperanza alle Raccomandazioni del Consiglio Europeo e alle linee di indirizzo del Piano Oncologico Nazionale (PON) 2023-2027, diverse regioni italiane (in particolare quelle non sottoposte a piani di rientro finanziario) hanno esteso l’offerta attiva e gratuita dello screening mammografico alle fasce d’età 45-49 anni (con intervallo annuale) e 70-74 anni (con intervallo biennale).

  • Fascia giovane (45-49 anni): Nel 2024 sono state invitate circa 720.000 donne, corrispondenti al 34% della popolazione target nazionale. L’attività si è concentrata prevalentemente in Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Marche, Toscana, Lombardia, Piemonte e Campania. Sebbene l’estensione dell’invito abbia raggiunto il 100% in regioni come Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia e Marche, si osserva una forte disomogeneità geografica, con l’estensione corretta che si attesta al 52% nel Nord, al 31% nel Centro e ad appena l’11% nel Sud e nelle Isole. L’adesione corretta media nazionale in questa fascia giovanile è stata molto positiva, pari al 58% (con punte del 63% al Nord e del 28% al Sud).
  • Fascia senior (70-74 anni): Nel corso dell’anno sono state invitate circa 423.000 donne anziane, con un’estensione corretta del 51% a livello nazionale e un’adesione corretta eccellente, pari al 65%. Anche in questo caso il divario geografico è macroscopico: l’estensione della convocazione raggiunge l’82% al Nord, il 73% al Centro e si ferma ad appena il 2% nel Sud e nelle Isole. La Basilicata rappresenta l’unica regione del Meridione ad aver attivato un programma strutturato e continuo per questa fascia di età senior, registrando un’adesione corretta del 72%.

2. Screening Cervicale: Il Consolidamento del Test HPV come Screening Primario

I programmi di prevenzione del tumore del collo dell’utero (rivolti alla popolazione femminile di età compresa tra i 25 e i 64 anni) hanno registrato nel 2024 un consolidamento storico. Il numero complessivo di donne invitate a livello nazionale ha superato i 4 milioni (4.052.905), con 1.632.811 esami eseguiti (Pap-test o test HPV) e un’adesione corretta che ha raggiunto il 42,0%, mostrando un incremento costante rispetto al 41,5% del 2023 e superando ampiamente i volumi pre-pandemici del 2019.

La transizione tecnologica raccomandata dal Ministero della Salute, volta a sostituire il tradizionale Pap-test con la ricerca del DNA del Papillomavirus Umano (test HPV) come esame primario per le donne dai 30 ai 64 anni, è ormai prossima al completamento. Nel 2024, su scala nazionale, il 78,7% delle donne è stato invitato a effettuare direttamente un test HPV, un progresso significativo rispetto al 71,3% del 2023 e al 60,4% del 2022. I programmi attivi con test HPV primario sono saliti a 93 (erano 85 nel 2023), coprendo ormai la totalità delle regioni con la sola eccezione della Sardegna.

Anche in questo ambito, tuttavia, si registrano importanti differenze nell’avanzamento dei programmi organizzati regionali:

  • Nel Nord, la conversione è ormai una realtà consolidata e strutturale: l’86,7% delle donne è stato invitato con test HPV primario (rispetto al 79,5% del 2023), registrando un’adesione del 47,1% e un tasso di positività al test del 7,2%.
  • Nel Centro, la copertura da inviti HPV ha raggiunto l’83,2% (rispetto all’80,3% del 2023), con un’adesione del 41,8% e un tasso di positività dell’8,9%.
  • Nel Sud e nelle Isole si osserva un’accelerazione importantissima: la quota di donne invitate con test HPV primario è balzata al 64,9% nel 2024 (rispetto al 56,4% del 2023 e ad appena il 39,1% del 2022). L’adesione in questa macroarea si attesta al 34,9%, con una positività all’infezione virale pari all’8,0%.

Lo screening con Pap-test per le donne giovani (25-34 anni)

Nelle giovani donne di età compresa tra i 25 e i 34 anni, il protocollo clinico nazionale prevede l’esecuzione del Pap-test citologico triennale come esame di screening primario, indipendentemente dallo stato vaccinale contro l’HPV (sebbene l’ONS raccomandi di posticipare il primo invito direttamente a 30 anni per le ragazze che hanno ricevuto almeno due dosi di vaccino entro il compimento del quindicesimo anno d’età). Nel 2024, i programmi che hanno attuato questo rinvio degli inviti per le coorti vaccinate sono saliti a 54 su 110 complessivi, portando a una progressiva e scientificamente programmata riduzione delle giovani donne invitate a citologia primaria.

Nel 2024, l’adesione all’invito per il Pap-test primario tra le giovani donne è stata pari al 34,6% (in crescita rispetto al 31,0% del 2023). Gli standard di qualità clinica si confermano ottimali: i Pap-test giudicati non adeguati o insoddisfacenti per la lettura microscopica sono stati l’1,8% (ampiamente sotto la soglia massima del 5% indicata dalle linee guida del GISCI). La percentuale di giovani donne inviate a esame colposcopico di approfondimento è stata del 6,3%, e il tasso di identificazione di lesioni pre-cancerose di alto grado (istologia CIN2 o superiore) è stato pari a 6,5 casi per 1.000 donne screenate, stabile rispetto al 2023.

3. Approfondimento Clinico: La Genotipizzazione Parziale dell’HPV nei Protocolli Nazionali

La genotipizzazione del Papillomavirus umano sta assumendo un ruolo sempre più centrale all’interno dei protocolli clinici di prevenzione del cervicocarcinoma. Questa tecnica consente di identificare in modo differenziato i singoli ceppi virali ad alto rischio oncogeno, distinguendo in particolare tra i genotipi ad altissimo rischio, come l’HPV 16 e l’HPV 18, e le altre varianti oncogene meno aggressive. Questa differenziazione permette di attuare una stratificazione del rischio estremamente precisa e personalizzata, migliorando l’appropriatezza dei percorsi di triage e riducendo il carico di esami non necessari (come le colposcopie di controllo) o, al contrario, accelerando l’invio immediato all’approfondimento per i casi a maggior rischio.

Per valutare l’efficacia sul campo di questa strategia, l’Osservatorio Nazionale Screening (ONS) e il GISCI (Gruppo Italiano Screening del Cervicocarcinoma) hanno promosso uno studio epidemiologico nazionale basato sulla coorte di donne invitate a screening nel 2022. All’indagine hanno partecipato i programmi organizzati di Firenze, Trapani, Trento, i nove programmi attivi in Piemonte e l’intera Regione Puglia, analizzando una popolazione di 160.144 donne sottoposte a test HPV primario.

I risultati principali dello studio evidenziano dati clinici di fondamentale importanza:

  • Distribuzione della positività: Su oltre 160.000 donne esaminate, il 2,1% è risultato positivo per i ceppi HPV 16 o 18, il 6,4% è risultato positivo per altri genotipi oncogeni non-16/18, mentre il 91,5% è risultato totalmente negativo. La prevalenza dell’infezione da HPV 16/18 è quindi inferiore di circa il 70% rispetto a quella causata dagli altri ceppi oncogeni.
  • Potenziale oncogeno e citologia di triage: Nonostante la minore prevalenza, il gruppo di donne con positività per HPV 16/18 ha mostrato una frequenza di alterazioni citologiche di alto grado (lesioni pre-tumorali evidenti al triage) circa quattro volte superiore rispetto a quelle infettate da altri genotipi, confermando la spiccata aggressività dei ceppi 16 e 18 nella genesi delle neoplasie cervicali.
  • Storia naturale e persistenza virale: Nelle donne con citologia di triage negativa sottoposte a ripetizione del test HPV a distanza di 12 mesi, la persistenza dell’infezione virale è risultata significativamente più frequente nel gruppo HPV 16/18 (63,8%) rispetto al gruppo con altri ceppi oncogeni (56,2%). Di conseguenza, il tasso di clearance spontanea (ovvero l’eliminazione naturale del virus da parte del sistema immunitario) è stato inferiore nelle donne con HPV 16/18 (36,2% contro il 43,7% del secondo gruppo).
  • Identificazione delle lesioni gravi: Il tasso di identificazione di lesioni pre-tumorali severe (istologia CIN3 o superiore) è risultato straordinariamente più elevato nel gruppo HPV 16/18, raggiungendo il 10,9% complessivo (di cui l’8,3% diagnosticato all’invio immediato e il 2,7% al controllo dopo un anno). Nel gruppo con altri genotipi oncogeni, il tasso di identificazione complessivo di lesioni CIN3 si è fermato al 3,1%. Il rischio relativo di presentare una lesione CIN3 o superiore è risultato quasi quattro volte più elevato per le donne positive al ceppo 16/18 rispetto alle altre positività HPV.
  • Valore Predittivo Positivo (VPP): La probabilità per una donna inviata in colposcopia di presentare effettivamente una lesione grave (CIN3) è risultata circa tre volte superiore nel gruppo HPV 16/18 rispetto al gruppo non-16/18, sia in caso di invio immediato sia nei controlli successivi.

Questi risultati clinici supportano fermamente l’introduzione sistematica della genotipizzazione parziale o estesa come criterio cardine nei protocolli di triage. Questa innovazione diventerà ancora più decisiva con l’ingresso nei programmi di screening delle coorti di donne nate a partire dal 1997-1998, ovvero le prime popolazioni ad aver beneficiato della vaccinazione universale contro l’HPV in adolescenza. La drastica riduzione della prevalenza dei ceppi vaccinali 16 e 18 tra le donne vaccinate modificherà radicalmente il profilo di rischio della popolazione sottoposta a screening, rendendo indispensabile l’uso della genotipizzazione per identificare i ceppi residui e personalizzare le soglie di intervento clinico.

4. Screening Colorettale: Il Programma Più Critico e la Sfida dell’Adesione

La campagna di screening per la diagnosi precoce dei tumori del colon-retto (indirizzata a donne e uomini di età compresa tra i 50 e i 69 anni, basata sulla ricerca biennale del sangue occulto fecale) rappresenta l’intervento preventivo con i maggiori volumi di attività in Italia, ma anche quello che sconta le maggiori criticità organizzative e partecipative.

Nel 2024, i programmi organizzati italiani hanno invitato quasi 8 milioni di persone (7.984.447), consolidando l’enorme sforzo organizzativo volto a coprire l’intera popolazione avente diritto. Tuttavia, a fronte di questo straordinario volume di convocazioni, la risposta dei cittadini rimane parziale: l’adesione corretta nazionale si è attestata al 35,8%. Sebbene questo dato esprima un lieve miglioramento rispetto al 34,9% del 2023, la partecipazione complessiva si colloca ancora su valori inferiori rispetto a quelli registrati nel periodo pre-pandemico.

Il dato medio nazionale, già di per sé critico, è il risultato di una spaccatura geografica profonda ed estremamente preoccupante:

  • Nel Nord, la partecipazione della popolazione è vicina alla soglia di accettabilità, con un’adesione corretta del 46,8% e oltre 1,7 milioni di persone esaminate.
  • Nel Centro, l’adesione corretta si attesta su valori intermedi, pari al 32,7% (con 547.040 persone screenate).
  • Nel Sud e nelle Isole, si registra una situazione di grave affanno preventivo, con un’adesione corretta che si ferma ad appena il 21,1% (sebbene in crescita rispetto al 19,7% degli anni precedenti), con 507.426 esaminati complessivi.
Dati Nazionali Screening Colorettale (50-69 anni) 2020 2021 2022 2023 2024
Numero di persone invitate 4.159.765 6.416.162 7.064.418 7.945.956 7.984.447
Adesione corretta all’invito (%) 34,1% 38,7% 34,1% 34,9% 35,8%
Persone sottoposte a screening 1.487.636 2.607.329 2.535.214 2.683.889 2.762.218
Proporzione test positivi (%) 5,5% 5,0% 4,8% 4,7% 4,5%
Adesione alla colonscopia di approfondimento 78,3% 79,6% 80,0% 82,8% 83,7%
Tasso identificazione carcinomi (‰) 0,9 1,0 1,1 1,1 1,0

Esito del test e importanza della colonscopia di secondo livello

Nel 2024, su oltre 2,7 milioni di persone sottoposte a screening, la percentuale di test positivi per la presenza di sangue occulto fecale si è attestata al 4,5%. In termini assoluti, 136.952 persone sono state richiamate per eseguire una colonscopia di approfondimento diagnostico. L’adesione a questo esame di secondo livello è risultata pari all’83,7%, confermando un progressivo e virtuoso miglioramento nel corso degli anni.

Considerando che in caso di positività al sangue occulto la probabilità di identificare una lesione tumorale o un adenoma avanzato (una lesione pre-cancerosa ad altissimo potenziale di malignità) è compresa tra il 25% e il 30%, l’esecuzione della colonscopia riveste un’importanza clinica assoluta. Attraverso lo screening colorettale sono stati diagnosticati 3.214 carcinomi (tasso di identificazione pari a 1,0 casi per 1.000 esaminati) e ben 16.144 adenomi avanzati. Inoltre, nel 15,9% dei casi di carcinoma identificati, il trattamento risolutivo è stato effettuato direttamente per via endoscopica durante la colonscopia, evitando alle persone interventi chirurgici invasivi e migliorando radicalmente la loro qualità di vita.

La nota dolente riguarda i **tempi di attesa per l’esecuzione della colonscopia**. Lo standard di qualità stabilito dal GISCOR prevede che almeno il 90% degli approfondimenti venga eseguito entro 30 giorni dalla positività al test fecale. Nel 2024, la media nazionale di esami eseguiti entro questo termine si è attestata ad appena il 55%. Sebbene si tratti di un miglioramento rispetto al 43% del 2020-2021, il dato evidenzia gravissime difficoltà organizzative e di allocazione delle risorse all’interno dei servizi di endoscopia delle ASL, costringendo i cittadini a lunghi e ansiosi periodi di attesa (che in alcune realtà superano regolarmente i due mesi).

La proposta di screening per i soggetti ultrasettantenni (70-74 anni)

Le raccomandazioni europee indicano la fascia d’età 50-74 anni come target elettivo per lo screening colorettale. Nel 2024, i programmi che hanno esteso l’invito ai soggetti tra i 70 e i 74 anni hanno inviato complessivamente 543.163 persone, pari al 6,8% del volume totale degli inviti nazionali. L’attività si è concentrata prevalentemente in Lombardia (che copre da sola il 41,9% di questa estensione anagrafica), seguita da Lazio (25,5%) e Campania (11,6%).

La copertura effettiva in questa fascia senior ha registrato ottimi risultati in Friuli Venezia Giulia (67,6%) e in Lombardia (55,7%), con un’adesione corretta media nazionale del 45,8% (59,6% al Nord, 31,3% al Centro e 21,3% al Sud). Nei soggetti sottoposti al primo screening in assoluto tra i 70 e i 74 anni, la positività al sangue occulto è risultata elevatissima (9,1%), portando all’identificazione di 4,0 carcinomi e 11,3 adenomi avanzati ogni 1.000 persone esaminate.

5. Equità nella Prevenzione: Il Ruolo Livellatore dello Screening Pubblico Organizzato

I dati annuali raccolti dal sistema di sorveglianza PASSI permettono di compiere una riflessione sociologica e di politica sanitaria di fondamentale importanza: in che modo le caratteristiche socio-demografiche dei cittadini (come il livello di istruzione, la presenza di difficoltà economiche o la cittadinanza) influenzano l’accesso alle prestazioni preventive?

Le indagini della sorveglianza evidenziano che la copertura complessiva per i tre screening risulta significativamente più elevata tra i cittadini in condizioni di vantaggio sociale:

  • Nel caso dello screening mammografico, la copertura nel biennio 2023-2024 è risultata maggiore tra le donne con istruzione medio-alta (laurea o media superiore) rispetto a quelle con bassa istruzione (nessuna o licenza elementare), e tra le donne senza alcuna difficoltà economica rispetto a chi riferisce molte difficoltà di bilancio personale.
  • Per lo screening cervicale, si osserva un differenziale analogo: la copertura preventiva raggiunge l’81% tra le donne con cittadinanza italiana (o provenienti da Paesi a Sviluppo Avanzato – PSA) e si ferma al 68% per le donne immigrate provenienti da Paesi a Forte Pressione Migratoria (PFPM).

La scomposizione di questi dati tra le prestazioni eseguite all’interno dei programmi organizzati delle ASL e quelle effettuate al di fuori (screening spontaneo a pagamento o tramite ticket) svela un fenomeno straordinario: **i programmi di screening organizzati e gratuiti riducono drasticamente le diseguaglianze sociali**, agendo come un vero e proprio “livellatore” di equità. I differenziali legati al titolo di studio, alla cittadinanza o al reddito, che risultano marcati e profondi nell’ambito dello screening spontaneo (dove chi ha più risorse economiche e culturali si cura di più), si contraggono in modo sensibile quando si analizza la quota di esami eseguiti gratuitamente all’interno dei programmi pubblici organizzati.

Nondimeno, l’equità non è ancora pienamente raggiunta. Anche all’interno dei programmi organizzati permangono lievi disomogeneità partecipative, legate soprattutto alle barriere linguistiche e culturali per le popolazioni migranti. Nel 2024, un’indagine specifica sulla partecipazione delle donne migranti allo screening mammografico ha mostrato che, a fronte di un’adesione corretta del 56% per le donne native e dei Paesi a sviluppo avanzato, la partecipazione delle donne provenienti da Paesi ad alta pressione migratoria si ferma al 44% complessivo, scendendo ad appena il 30% nel Sud e nelle Isole. Nello screening cervicale, l’adesione corretta per la popolazione proveniente da Paesi ad alta pressione migratoria è del 35,8% rispetto al 43,3% delle donne dei Paesi avanzati.

Queste evidenze indicano la necessità assoluta di implementare interventi di mediazione culturale, comunicazioni multilingue e modelli di prossimità territoriale per raggiungere le fasce di popolazione storicamente più difficili da coinvolgere.

6. Conclusioni e Prospettive per il Piano Nazionale Prevenzione 2026-2031

La fotografia scattata dall’Osservatorio Nazionale Screening per il 2024 ci consegna un’Italia a due velocità: un sistema di prevenzione solido, tecnologicamente all’avanguardia ed efficiente nel Centro-Nord, che contrasta con una realtà meridionale in cui l’adesione ai programmi organizzati, pur mostrando lodevoli segnali di crescita, sconta ancora tassi di partecipazione troppo bassi per garantire un reale impatto di sanità pubblica sulla riduzione della mortalità specifica.

Il prossimo Piano Nazionale della Prevenzione (PNP) 2026-2031 rappresenta l’orizzonte strategico ideale per affrontare queste sfide storiche. Le direttrici fondamentali su cui dovranno muoversi le regioni e le aziende sanitarie locali nei prossimi anni includono:

  1. Riduzione attiva del divario geografico: L’adozione di obiettivi regionali sfidanti e pre-definiti per incrementare la copertura da inviti e, soprattutto, l’adesione attiva nel Meridione, in particolare per lo screening colorettale e cervicale.
  2. Consolidamento dell’innovazione tecnologica: Il completamento della transizione al test HPV primario e l’implementazione sistematica della genotipizzazione parziale come strumento standardizzato di triage per stratificare il rischio clinico e personalizzare i controlli successivi.
  3. Abbattimento dei tempi di attesa: Il potenziamento delle risorse endoscopiche e diagnostiche delle ASL per garantire il rispetto rigoroso dei tempi standard per gli esami di secondo livello (invio degli esiti mammografici entro 21 giorni, approfondimenti entro 28 giorni e colonscopie entro 30 giorni).
  4. Politiche attive di inclusione ed equità: La strutturazione di canali comunicativi moderni, digitali e multilingue per abbattere la bassa percezione del rischio (che i dati PASSI indicano come il principale motivo di mancata adesione al Sud) e facilitare il coinvolgimento delle popolazioni migranti e delle fasce sociali più vulnerabili.

Solo attraverso un impegno sinergico tra istituzioni scientifiche, coordinamenti regionali e operatori sanitari sul territorio sarà possibile trasformare la medicina preventiva in un diritto realmente universale, equo e accessibile a ogni cittadino, indipendentemente dalla propria provenienza geografica o condizione sociale.

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